La natura del sorriso

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Un giorno ero sull’orlo del pianeta in cui mi hanno concepito e capii di essere un’idea, più che una persona. Guardai indietro e vidi così tante idee che l’astratto diventò più reale che mai, e il cielo un cervello enorme con infiniti impulsi elettrici. Essendo un’idea quindi, potevo essere qualsiasi cosa e diventare quello che da essere umano mai avrei pensato di poter diventare. Così iniziai ad essere un padre. Iniziai a volere cose per mio figlio e provavo un amore così forte da portare pace nella mia mente e nel mio corpo. Poi un giorno mi fecero discorsi sulla virilità, mi avvelenarono, mi sorrisero e mi sentii riempire la bocca di rum. Distrussero tutto ciò che avevo costruito. Iniziarono a infliggermi dolore per poi leccarmi le ferite e farmi sentire il sollievo. Mi fecero credere che erano loro a salvarmi, solo perché mi drogavano dopo avermi picchiato. Iniziai allora ad essere una madre e il mio mondo cambiò. Cambiò il colore dei miei occhi, diventai più lenta, più soffice, curiosa. Cominciai a vedere così tante sfumature che ci potevo dipingere i corpi delle persone sconfitte. Amavo quei sensi che erano la mia natura, amavo provare affetto verso ogni cosa vivente. Amavo essere madre, mi sentivo più donna. Ma presto li sorpresi a farmi foto in bianco e nero e mi dissero che ero un’idea triste, debole, mi fecero vedere il loro modo di provare amore. Non potevo credere che fosse quello, l’amore. Non lo credevo possibile. Non capivo, come potesse la mente umana creare distorsioni così convincenti e come i corpi, potessero sgretolarsi così rapidamente. E quanta paura. Per strada e allo specchio. Quanta finzione sulle labbra e nel torace. Quante donne, e uomini, che non sono donne e non sono uomini. E quanti padri e madri che tali non sono. Allora scelsi di essere un bambino, salvando così la mia anima e il mio mondo diventò più piccolo e più grande allo stesso tempo. Ero finalmente un’idea originale, ero puro e genuino, ero il sole ed ero un prato pieno di fiori. Sapevo che sarei potuto diventare qualsiasi cosa essendo un bambino. Ed era il mio punto di partenza. Volevo stravolgere gli schemi mentali di tutti e raccontare di cose autentiche e risate in lontananza. L’idea di essere un bambino mi piaceva. Mi faceva stare bene. Non volevo cambiare, non volevo materializzarmi in nient’altro. Così il mio orlo diventò una scia di profumo rosso e sentì il vento sulla pelle e la terra sotto i piedi. La realtà diventò astratta, la mia felicità diventò reale. Strizzavo gli occhi per sfidare il sole e mi veniva la voglia di fragole, poi dovevo regalare quel disegno ad un certo tipo, l’avevo promesso. Continuo ad essere un’idea mentre i miei genitori mi portano al cinema. Non si tengono nemmeno per mano. Pensavo fossero felici, sapete. Potevano decidere di essere un’idea qualunque, esattamente come me, così ho dato per scontato avessero scelto l’amore. Sorridono e io li perdono. Sono solo adulti. Ed io sono solo un’idea, e sono sull’orlo del mio pianeta per deciderne il futuro. E sorrido.

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